Pochi minuti fa il Senato ha votato e approvato la fiducia per Prodi: 158 voti, tutti quelli della coalizione di centro-sinistra, più quelli, ormai ininfluenti, di quattro senatori a vita.
Una domanda è d’obbligo: quanto potrà durare? Turigliatto, colui che con la sua astensione sulla missione in Afghanistan aveva fatto saltare il governo, ha già detto che è contrario al rinnovo della missione in Afghanistan e sulla TAV; Pallaro, senatore eletto dagli Italiani all’estero ha detto che voterà contro i Dico; Rossi, l’altro “dissidente”, è uscito dal suo partito Prc-Verdi, per andare nel gruppo misto.
Si capisce che i problemi che hanno portato alla caduta di Prodi si ripresenteranno: forse verranno superati grazie ai senatori a vita e a Follini, ma comunque creeranno una forte incertezza su temi importanti, bisognerà sempre appellarsi al voto di fiducia.
Ora, il sistema elettorale è il maggioritario: in base al numero dei voti il partito ha a disposizione un certo numero di deputati da assegnare. Senatori e deputati sono scelti dai loro partiti. Pertanto questi non rappresentano direttamente nessun cittadino, ma il loro partito, o meglio, le sue direttive.
E allora perchè uno come Rossi se ne va come e quando gli pare, Di Gregorio addirittura cambia schieramento, Turigliatto in sostanza continuerà a votare come gli pare?
Deputati e senatori, col sistema maggioritario, non sono altro che “macchine votanti” che devono solo ubbidire: non devono prendere una propria iniziativa; i cittadini hanno votato i partiti che fanno le loro scelte (anche discutibili) di alleanze.
Perchè allora non si dimettono, e lasciano il posto a qualcun altro che voti secondo le linee del partito?
Ma evidentemente, come spesso accade, il buon senso manca.
